Solidarietà – Classtravel http://www.classtravel.it Viaggiare è un'Arte Thu, 17 Oct 2019 09:16:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.1.3 “Vivere (e non sopravvivere) con una disabilità è possibile” /2019/02/26/vivere-e-non-sopravvivere-con-una-disabilita-e-possibile/ /2019/02/26/vivere-e-non-sopravvivere-con-una-disabilita-e-possibile/#respond Mon, 25 Feb 2019 23:40:12 +0000 /?p=42796 L’amicizia di Danilo Ragona e Luca Paiardi nasce oltre 20 anni fa nei corridoi dell’Unità Spinale di Torino centro di riabilitazione per lesioni midollari: in seguito a due incidenti stradali, infatti, Danilo e Luca si sono ritrovati privi dell’uso delle gambe. Un evento drammatico che ha cambiato per sempre le loro vite e che ha richiesto un cambio radicale di prospettiva: i due ragazzi hanno infatti deciso di non arrendersi e di vivere positivamente questo cambiamento, ponendolo come punto di partenza di una nuova vita.

Nel 2015 fondano quindi Viaggio Italia, che diventa così una storia di amicizia, coraggio, libertà e autonomia ritrovata. L’obiettivo? Mostrare che vivere (e non sopravvivere) con una disabilità è possibile e che, grazie alle tecniche medico-riabilitative, alle tecnologie applicate ed ai servizi per l’integrazione nel tessuto sociale, le persone con disabilità possono essere una risorsa per la società,

“Viaggio Italia è un progetto di viaggio alla scoperta dei propri limiti, talvolta per superarli talvolta per conoscerli che, attraverso il tema del viaggio, con i suoi incontri, scoperte ed emozioni, vuole aprire una finestra sul mondo da un altro punto di vista”.

Così presentano il loro progetto i due fondatori di Viaggio Italia, che sono partiti dall’Italia per andare alla scoperta del mondo. Perché proprio il viaggio? Perché viaggiare significa innanzitutto lasciare le proprie certezze e la propria comfort zone, mettendosi alla prova e sfidando i propri limiti, incontrando le persone più diverse e vivendo intensamente ogni esperienza.

La volontà di spingersi sempre un po’ più in là è il motore di tutto: durante i loro viaggi, Danilo e Luca non si limitano a fare i turisti, ma si cimentano in vere e proprie imprese, sperimentando ogni genere di sport accessibile, dal kayak al deltaplano, dalla barca a vela alla handbike. Partire diventa così un escamotage per conoscere se stessi e sfidare i propri limiti, oltre che un’occasione di incontro e conoscenza dell’altro.

Ma c’è un altro viaggio a cui Danilo e Luca sono particolarmente legati, ed è il Viaggio nelle Unità Spinali, il luogo dove chi ha avuto un incidente come il loro comincia a capire come riprendere a vivere: durante le tappe del tour, che tocca numerose regioni d’Italia, i fondatori di Viaggio Italia portano alle persone che si trovano nelle loro stesse condizioni il messaggio che la vita in autonomia è possibile, e lo fanno attraverso la testimonianza diretta e l’esempio concreto.

Negli anni, non sono mancate le occasioni di confronto con le amministrazioni comunali e regionali, con i privati e anche con i ragazzi delle scuole: sono ancora tante le cose che di possono e si devono fare per rendere più accessibili scuole, musei, centri sportivi, sentieri, spiagge, e per imparare ad accogliere e accettare la disabilità.

In tutti questi progetti, la tecnologia e l’innovazione hanno un ruolo fondamentale: le nuove attrezzature consentono infatti a Danilo, Luca e a tutti coloro che vivono la loro stessa condizione, di continuare a viaggiare, spostarsi, praticare sport in maniera più agevole ed autonoma. Lo sa bene Danilo che, oltre a Viaggio Italia, ha dato vita anche a Able to Enjoy, società di design specializzata in produzione di carrozzine e ausili per la disabilità, che propone un nuovo concetto di mobilità attraverso soluzioni innovative ed altamente personalizzabili.

Sono numerose le aziende che hanno scelto di sostenere il progetto Viaggio Italia, fornendo risorse economiche o supporto tecnico e che, in cambio, beneficiano dei vantaggi di appartenere ad un format che ha l’ambizione di veicolare un messaggio positivo di indipendenza e autonomia attraverso l’innovazione e la tecnologia. Main sponsor: Fiat Autonomy – Autonomy è il programma di mobilità creato per consentire a chi presenta limitazioni motorie, sensoriali o intellettive di muoversi in totale autonomia e libertà con le vetture del Gruppo FCA. Partner ufficiale per i voli a lungo raggio: Lufthansa, Swiss Air. Sponsor: Able to Enjoy, SKF, Decathlon, Meliá Hotels International, K Way, Cubetto, Off Carr e Robe di Droni.

Ma non è tutto, perché Viaggio Italia è anche solidarietà: attraverso l’associazione B-free, che promuove progetti finalizzati alla riduzione e all’abolizione delle barriere architettoniche, fisiche e mentali grazie a studio, ricerca e sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative, Danilo e Luca sostengono numerose iniziative legate alla formazione, all’inclusione attraverso l’agricoltura sociale, alla tematica sessualità e disabilità.

Le avventure di Viaggio Italia si possono seguire sui social (FB, YouTube, IG, Flickr) e in TV: Danilo e Luca saranno anche ospiti di 4 puntate della trasmissione Kilimangiaro, in onda tutte le domeniche su RAI 3, con reportage dedicati rispettivamente a Rio De Janeiro (1° puntata, in onda domenica 24/2) e ai tour attraverso l’India e il Kenya.

]]>
/2019/02/26/vivere-e-non-sopravvivere-con-una-disabilita-e-possibile/feed/ 0
UNICEF, il Rapporto sull’intervento umanitario 2019 /2019/01/29/unicef-il-rapporto-sullintervento-umanitario-2019/ /2019/01/29/unicef-il-rapporto-sullintervento-umanitario-2019/#respond Tue, 29 Jan 2019 16:35:32 +0000 /?p=42593 29 gennaio 2019 –L’UNICEF ha lanciato oggi il nuovo Rapporto sull’intervento umanitario, che contiene gli appelli e gli impegni per il 2019 per fornire a 41 milioni di bambini in 59 paesi nel mondo accesso ad acqua sicura, nutrizione, istruzione, salute e protezione; per supportare il suo lavoro per i bambini in contesti di crisi umanitarie l’UNICEF chiede 3,9 miliardi di dollari di fondi necessari per il 2019.

L’UNICEF stima che più di 34 milioni di bambini vivono in situazioni di conflitto e disastri senza accesso a servizi di protezione dell’infanzia, fra cui 6,6 milioni di bambini in Yemen, 5,5 milioni in Siria e 4 milioni in Repubblica Democratica del Congo.

BAMBINI NELLE EMERGENZE-

Nel 2018, tra le principali emergenze che hanno colpito i bambini:

 

  • Libia: 241mila bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria;
  • Venezuela: vari paesi dell’America latina e Caraibi stanno ospitando 2,4 milioni di rifugiati e migranti venezuelani;
  • Afghanistan: nel 2019 3,8 milioni di bambini avranno bisogno di assistenza umanitaria e protezione;
  • Sud Sudan: 2,2 milioni di bambini non frequentano la scuola;
  • Crisi Rohingya: da agosto 2017, più di 730.000 rohingya, tra cui 400.000 bambini, sono scappati dalle violenze in Myanmar, verso il distretto di Cox’s Bazar in Bangladesh;
  • Bacino del Lago Ciad (Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Niger e Nigeria): quasi 21 milioni di persone sono coinvolte nei conflitti in corso. In Rep.
  • Centrafricana, nel 2019, 1,5 milioni di bambini – 2 su 3 nel paese – avranno bisogno di assistenza umanitaria nel 2019.
  • Etiopia: 1,5 milioni di bambini sono sfollati nel paese.
  • Ucraina (Orientale): quasi 500 mila bambini colpiti dal conflitto hanno bisogno di protezione e assistenza umanitaria.

I cinque più grandi appelli riguardano i rifugiati siriani e le comunità ospitanti in Egitto, Giordania, Libano, Iraq e Turchia (904 milioni di dollari); Yemen (542,3 milioni di dollari); Repubblica democratica del Congo (326,1 milioni di dollari); Siria (319,8 milioni di dollari) e Sud Sudan (179,2 milioni di dollari).

Milioni di bambini che vivono in paesi colpiti da conflitti e disastri non hanno accesso a servizi di protezione vitali per i bambini, mettendo a rischio la loro sicurezza, il loro benessere e il loro futuro: per i programmi di protezione dell’infanzia sono necessari 385 milioni di dollari dell’appello generale, compresi anche circa 121 milioni di dollari per i servizi di protezione per i bambini colpiti dalla crisi in Siria.

“Oggi milioni di bambini che vivono in situazioni di conflitto o disastri subiscono terribili livelli di violenza, stress e trauma”, ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “L’impatto che hanno i nostri servizi di protezione dei bambini non sarà mai sottolineato abbastanza. Se i bambini non hanno luoghi sicuri per giocare, se non possono essere riuniti con le loro famiglie, se non ricevono supporto psicosociale, non possono guarire dalle cicatrici invisibili causate dalla guerra.”

I servizi di protezione dell’infanzia includono tutte quelle azioni per prevenire e rispondere ad abusi, abbandono, sfruttamento, traumi e violenza. L’UNICEF lavora anche per assicurare che la protezione dei bambini sia centrale in tutte le altre aree dei suoi programmi di intervento umanitario, che comprendono acqua e servizi igienico-sanitari, istruzione e altre aree di lavoro quali l’identificazione, l’attenuazione e la risposta ai potenziali pericoli per la salute e il benessere dei bambini.

Tuttavia, i finanziamenti limitati e altre sfide come il crescente disinteresse delle parti in guerra per il diritto internazionale umanitario e il diniego dell’accesso umanitario rappresentano una significativa limitazione alla capacità delle agenzie per gli aiuti di proteggere i bambini. In Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, l’UNICEF ha ricevuto solo un terzo dei 21 milioni di dollari richiesti per i programmi di protezione dei bambini nel 2018, mentre circa un quinto dei fondi per la protezione dei bambini in Siria non è stato ricevuto.

“Fornire a questi bambini il supporto di cui hanno bisogno è fondamentale, ma senza azioni internazionali consistenti e condivise, molti continueranno ad essere lasciati indietro,” ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore dei Programmi d’Emergenza dell’UNICEF. “La comunità internazionale deve impegnarsi a supportare la protezione dei bambini nelle emergenze.”

Nel 2019 ricorre il 30° anniversario della ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e il 70° anniversario della Convenzione di Ginevra, ma, oggi più che in qualsiasi altro momento degli ultimi 30 anni, molti paesi sono coinvolti in conflitti interni o internazionali, minacciando la sicurezza e il benessere di milioni di bambini.

L’appello dell’UNICEF viene lanciato a un mese da quando l’agenzia ha dichiarato che il mondo non sta proteggendo i bambini che vivono in conflitto, con conseguenze catastrofiche. I bambini che sono continuamente esposti a violenze o conflitto, in particolare in giovane età, rischiano di vivere in uno stato di stress tossico – una condizione che, senza il giusto sostegno, può portare a conseguenze negative per tutta la vita sul loro sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo. Molti bambini colpiti da guerra, sfollamenti e altri eventi traumatizzanti come violenza sessuale e di genere, richiedono assistenza specializzata per essere aiutati ad affrontare e superare questi traumi.

In totale l’UNICEF, lavorando con i suoi partner, intende:

  • fornire accesso a supporto psicosociale a 4 milioni di bambini e di persone che se ne prendono cura;
  • fornire accesso ad acqua sicura a circa 43 milioni di persone;
  • raggiungere 10,1 milioni di bambini con istruzione di base formale e non formale;
  • vaccinare 10,3 milioni di bambini contro il morbillo;
  • curare 4,2 milioni di bambini da malnutrizione acuta grave;

Nei primi 10 mesi del 2018 l’UNICEF ha:

  • fornito supporto psicosociale a 3,1 milioni di bambini e di persone che se ne prendono cura;
  • dato accesso ad acqua sicura a 35,3 milioni di persone;
  • dato accesso a una qualche forma di istruzione a 5,9 milioni di bambini;
  • vaccinato 4,7 milioni di bambini contro il morbillo;
  • curato da malnutrizione acuta grave 2,6 milioni di bambini.

VIDEO CON ORLANDO BLOOM, GOODWILL AMBASSADOR UNICEF

https://www.youtube.com/watch?v=gwKXLxlyqSY&feature=youtu.be

]]> /2019/01/29/unicef-il-rapporto-sullintervento-umanitario-2019/feed/ 0 Pane, amore e fantasia…vincenziana /2019/01/29/pane-amore-e-fantasia-vincenziana/ /2019/01/29/pane-amore-e-fantasia-vincenziana/#respond Tue, 29 Jan 2019 16:30:19 +0000 /?p=42590 Gruppi di Volontariato Vincenziano hanno dato il via ad un piano concreto di aiuto per aumentare il numero di persone accolte e servite nelle proprie mense, un progetto che è realizzato grazie al finanziamento del Fondo Beneficenza Intesa SanPaolo. L’obiettivo di questo progetto è migliorare l’offerta di alimenti, con pasti che comprendano carne e frutta a seconda dell’orario di distribuzione, mantenendo comunque l’offerta tradizionale di pasto caldo con un primo piatto, incrementare il numero dei pasti serviti fino a quota 400.000 pasti annui e allestire nelle mense pranzi speciali, quindi con tutte le portate di un pranzo di festa, per la Giornata con il povero e per le festività al fine di sviluppare il senso di solidarietà e di condivisione.

Come testimoniano i dati Istat per il 2017, vivono in povertà assoluta – quindi nell’impossibilità di procurarsi i beni e i servizi necessari secondo gli standard definiti dal contesto – 1 milione e 778 mila famiglie residenti per un totale di 5 milioni e 58mila individui, la povertà assoluta è cresciuta al 6,9% rispetto al 6,3% del 2016 e interessa l’8,4% dei residenti rispetto al 7,9% del 2016. La povertà relativa riguarda 3 milioni 171 mila famiglie residenti, cioè il 12,3% contro il 10,6% del 2016, quindi 9 milioni 368mila persone, il 15,6% contro il 14,0% del 2016. Cresce al Nord (dal 5,7% al 5,9%), cresce al Centro (dal 7,8 al 7,9) ma al Sud assume proporzioni drammatiche dal 19,7 % al 24,7%.

I Gruppi di Volontariato Vincenziano distribuiscono attualmente oltre 290.000 pasti in un anno nel territorio nazionale, in mense di piccole e di medie dimensioni, da soli o in rete con altri soggetti. Nel decennio trascorso dall’inizio della crisi economica, il numero delle persone che cerca un pasto in queste mense è aumentato enormemente. I Gruppi di Volontariato Vincenziano hanno individuato alcune aree in cui le necessità aumentano e le risorse a disposizione diminuiscono:  si tratta delle mense di Verona (in continua crescita soprattutto per anziani e immigrati), della Campania (città e costa amalfitana), della Sicilia (Belice, Trapani, Aragona, Catania in una regione colpita dalla povertà assoluta in maniera impressionante), dell’Abruzzo (anche per le criticità del post terremoto a L’Aquila e a Chieti), della Lombardia (Milano – Via Poma, Como, Pavia), di aree della Liguria (Colazioni con sorriso a La Spezia) e della Toscana (per gli effetti incrociati di crisi e immigrazione), della Puglia (cfr. mense di Mola e Lecce con altre strutture minori), della Sardegna (per una disoccupazione cronica), di Roma (basti pensare al numero crescente di senza fissa dimora, disoccupati e anziani che giungono al centro sociale, tanto che siamo costretti a fare più turni).

Il progetto mensa è indirizzato alle persone in stato di bisogno. Tutti vengono accolti nelle mense vincenziane, senza alcuna distinzione, e vengono soddisfatte, finché possibile, anche specifiche esigenze alimentari perché in tutte le mense si tiene conto dei precetti delle diverse religioni presenti nel paese. Il progetto mira a migliorare l’offerta delle mense dei Gruppi di Volontariato Vincenziano con alimenti come la carne, i cibi per la prima infanzia e per le esigenze dell’età scolare, la frutta. La tipologia degli utenti varia a seconda delle località e del servizio, si tratta comunque di oltre 30.000 persone tra senza fissa dimora, immigrati e, in numero crescente, nuovi poveri, abbiamo notizia di un costante aumento dei nostri ospiti soprattutto nelle aree centrali e meridionali del paese. L’elenco delle mense dei Gruppi di Volontariato Vincenziano interessate dal progetto che ha ricevuto il contributo del Fondo di beneficenza Intesa Sanpaolo sono: Chieti, Mensa Santa Luisa; Como, Mensa Casa Vincenziana Onlus; Lecce, Mensa San Vincenzo; Olbia, Mensa Sociale Vincenziana; Verona, Mensa Casa di Carità, Sassari, Mensa San Vincenzo; Novi Ligure, Ignis Ardens; Torino, Nuova Aurora; Milano, Servizi merende e pasti ragazzi e Casa di accoglienza; Pescara, c/o Parrocchia Madonna del Rosario; Mola di Bari, Mensa Vincenziana; Amalfi, Mensa Vincenziana; Santa Margherita in Belice, Mensa di solidarietà; Trapani, Mensa Vincenziana; ; Aragona, Mensa Vincenziana; Roma, Centro Sociale; Sarzana, Mensa San Vincenzo; La Spezia, Colazioni col sorriso.

Ognuna di queste mense ha una sua specifica realtà perché risponde al particolare bisogno che c’è sul territorio. Alla Spezia il gruppo di volontariato vincenziano è un gruppo giovane, sia perché nato nel 2016, sia perché formato da persone di età media intorno ai 40: la loro giornata inizia alle 5 con le lodi per coloro che sono di servizio, poi continua con la preparazione e la distribuzione delle colazioni, col servizio docce e lavanderia, con la distribuzione biancheria e con la custodia bagagli. Per quel che concerne la Sicilia, a Santa Margherita in Belice c’è un gruppo che da anni si prodiga con un servizio estremamente attivo, che non si ferma mai, perché la miseria non è uguale, ha volti diversi e anche il bisogno ha modi diversi. La piccola ma attivissima mensa di Santa Margherita in Belice è sempre festosa, piena di sorrisi, ogni foto dà la sensazione di rapporti di famiglia, di amicizia, di fraternità. A Verona una grande mensa che fa servizio ogni giorno con un impegno indomabile è molto amata dalla gente: fra le persone aiutate, molti i cittadini provenienti da altri paesi. Il Gruppo che anima la mensa è particolarmente attenta alle diversità e ha avviato anche la “liberazione dalla plastica usa e getta” con uno sforzo per il rispetto dell’ambiente. Accoglienza per tutti anche a Novi Ligure, cittadina piemontese al confine tra Liguria e Piemonte funziona da anni la mensa Ignis Ardens che è conosciuta in tutto il territorio: sono uomini e donne tenaci che hanno continuato anche in momenti di crisi e hanno messo molto del loro. Ma poi ci sono Milano, Como, Chieti, Pescara, Aragona, Trapani, Sassari, Olbia, tutte realtà straordinarie dove il volontariato si prodiga instancabilmente a favore degli ultimi.

E’ chiaro che un pasto alla mensa o un pacco viveri non risolvono il problema della povertà nel Paese che rischia di diventare strutturale con gravi conseguenze sociali, per questo le mense dei Gruppi di Volontariato Vincenziano che curano l’ascolto della persona in condizione di bisogno e si collegano ad altri servizi vincenziani (docce e distribuzione di indumenti in alcuni casi, centro d’ascolto e consulenza in altri, ecc.) costituiscono una rete di solidarietà essenziale. Un pasto è e può essere un inizio per costruire percorsi di riscatto o anche per avviare un colloquio, una relazione d’aiuto.

 Il servizio di Radioinblu:  https://www.radioinblu.it/2019/01/19/controcanto-un-sorriso-a-colazione/.

]]>
/2019/01/29/pane-amore-e-fantasia-vincenziana/feed/ 0
Libano, 40mila bambini a rischio /2019/01/19/libano-40mila-bambini-a-rischio/ /2019/01/19/libano-40mila-bambini-a-rischio/#respond Sat, 19 Jan 2019 20:50:00 +0000 /?p=42490 L’impatto delle ultime tempeste in Libano ha lasciato molti bambini vulnerabili in una condizione di bisogno di protezione e calore, soprattutto i bambini rifugiati. L’UNICEF e i suoi partner, in stretto coordinamento con le autorità locali libanesi, l’UNHCR e altre agenzie delle Nazioni Unite, hanno agito immediatamente per rispondere ai bisogni dei bambini colpiti e delle loro famiglie. L’assistenza dell’UNICEF comprende la distribuzione di aiuti in denaro, servizi idrici e igienico-sanitari come il pompaggio e il drenaggio delle acque, la distribuzione di oltre 7.000 coperte e 5.500 vestiti invernali per i bambini, insieme a 1.500 kit igienici per le famiglie e le donne.

I forti venti, la neve e le piogge torrenziali hanno colpito oltre 570 siti in tutto il paese, con inondazioni in oltre 11 rifugi informali. Oltre 11.300 persone, la metà delle quali bambini, sono state colpite dalla tempesta.
La situazione dei bambini sfollati e delle loro famiglie è particolarmente grave in quanto le loro condizioni erano precarie già prima dell’arrivo del maltempo. Solo nella valle della Bekaa, si sono dovuti ricollocare almeno 847 rifugiati siriani a causa delle inondazioni o per gravi danni ai loro rifugi.

Nel nord, sono stati segnalati finora oltre 700 ricollocamenti. “Le sofferenze dei bambini nelle aree colpite sono aumentate”, ha dichiarato Violet Speel-Warnery, vice rappresentante dell’UNICEF in Libano. “Nei 10 giorni passati, l’UNICEF ha raggiunto oltre 6.000 bambini rifugiati che avevano urgente bisogno di assistenza. I nostri team stanno lavorando con i partner giorno e notte per raggiungere i bambini che ne hanno bisogno con gli aiuti e per tenerli al caldo”. L’UNICEF, con i suoi partner sul campo, continua a rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie, in aumento. Ad oggi, l’UNICEF ha pompato e drenato acqua in eccesso da oltre 60 siti colpiti e distribuito aiuti salvavita a Bekaa, Libano del Nord, Beirut, Monte Libano e in aree colpite nel sud del paese. I partner sul campo dell’UNICEF stanno anche monitorando i bisogni per la salute, l’istruzione e l’igiene per prevenire un’epidemia di malattie.

]]>
/2019/01/19/libano-40mila-bambini-a-rischio/feed/ 0
Unicef, i bambini del 2019 /2019/01/01/unicef-i-bambini-del-2019/ /2019/01/01/unicef-i-bambini-del-2019/#respond Tue, 01 Jan 2019 22:21:38 +0000 /?p=42288 Nel 2017, circa 1 milione di bambini sono morti il giorno in cui sono nati, e 2,5 milioni nel loro primo mese di vita.

Mentre un bambino nato in Italia nel 2019 vivrà probabilmente fino al 2103 – la prospettiva di vita più lunga al mondo con Spagna, Giappone e Svizzera –, un bambino nato in Sierra Leone potrebbe vivere fino al 2072.

A livello mondiale, oltre la metà di queste nascite dovrebbe avvenire in 8 paesi: India, Cina, Nigeria, Pakistan, Indonesia, USA, Repubblica Democratica del Congo, in Bangladesh.

1 gennaio 2019 – Secondo l’UNICEF, oggi nasceranno nel mondo circa 395.072 bambini. Di questi, un quarto solo in Asia Meridionale; in Italia ne nasceranno circa 1.335. Nelle città di tutto il mondo, si festeggia non solo l’anno nuovo, ma anche i cittadini più nuovi e più piccoli. Allo scoccare della mezzanotte, Sydney darà il benvenuto a circa 168 bambini, Tokyo a 310, Pechino a 605, Madrid a 166, Roma a 89 e New York a 317.

Le isole Fiji, nel Pacifico, molto probabilmente hanno accolto il primo bambino nato nel 2019, gli Stati Uniti accoglieranno l’ultimo. A livello mondiale, oltre la metà di queste nascite dovrebbe avvenire in 8 paesi: in India 69.944; in Cina 44.940; in Nigeria 25.685; in Pakistan 15.112; in Indonesia 13.256; negli Stati Uniti d’America 11.086; nella Repubblica Democratica del Congo 10.053; in Bangladesh 8.428.

In tutto il mondo, oggi, le famiglie daranno il benvenuto a moltissimi Alexanders e Ayeshas, Zixuans e Zainabs. I nomi più utilizzati in Italia saranno Sofia, Aurora, Leonardo, Alessandro e Lorenzo. Ma in diversi paesi molti bambini non riceveranno nemmeno un nome, visto che non supereranno il loro primo giorno di vita.

Nel 2017, circa 1 milione di bambini sono morti il giorno in cui sono nati, e 2,5 milioni nel loro primo mese di vita. Fra questi bambini, la maggior parte sono morti per cause prevenibili, come nascita prematura, complicanze durante il parto e infezioni come sepsi e polmonite, una violazione del loro diritto fondamentale alla sopravvivenza. Mentre un bambino nato in Italia nel 2019 vivrà probabilmente fino al 2103 – la prospettiva di vita più lunga al mondo con Spagna, Giappone e Svizzera –, un bambino nato in Sierra Leone potrebbe vivere fino al 2072.

“In questo inizio d’anno, impegniamoci a realizzare tutti i diritti di ogni bambino, a partire dal diritto alla sopravvivenza”, ha dichiarato Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia. “Se facciamo degli investimenti per formare e dotare gli operatori sanitari locali di attrezzature, in modo che ogni neonato nasca in mani sicure, possiamo salvare milioni di bambini”.

Il 2019 segnerà anche il 30esimo anniversario dell’adozione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che l’UNICEF ricorderà con eventi globali durante tutto l’anno. Ratificando la Convenzione, i governi si sono impegnati, fra le altre cose, a prendere delle misure per salvare ogni bambino, fornendo assistenza sanitaria di buona qualità.

Nei tre decenni passati, il mondo ha assistito a notevoli progressi per la sopravvivenza infantile: il numero di bambini nel mondo che sono morti prima di compiere cinque anni è più che dimezzato. Ma i progressi sono stati più lenti per i neonati: i bambini che muoiono nel primo mese costituiscono il 47% di tutte le morti dei bambini sotto i cinque anni.

La campagna dell’UNICEF, Every Child Alive-OGNI BAMBINO E’ VITA, chiede investimenti immediati per portare assistenza sanitaria di qualità, a un prezzo accessibile, a ogni madre e neonato. Ciò include una fornitura costante di acqua pulita ed elettricità alle strutture sanitarie, la presenza di operatori sanitari qualificati durante il parto, sufficienti provviste e medicine per prevenire e curare complicanze durante la gravidanza, il parto e la nascita, e ragazze adolescenti e donne preparate a chiedere una migliore qualità dei servizi sanitari.
A.R.

]]>
/2019/01/01/unicef-i-bambini-del-2019/feed/ 0
Labuan e Carita, clinica mobile di MSF /2018/12/30/labuan-e-carita-clinica-mobile-di-msf/ /2018/12/30/labuan-e-carita-clinica-mobile-di-msf/#respond Sun, 30 Dec 2018 13:26:20 +0000 /?p=42284 Labuan, 30 dicembre 2018 – Ieri è stato il settimo giorno di attività per l’équipe di MSF ancora impegnata nel supporto medico ai centri sanitari di Labuan e Carita – tra le aree maggiormente interessate dallo tsunami che ha colpito lo Stretto di Sunda in Indonesia – l’intervento di una clinica mobile e lo svolgimento di visite mediche presso le comunità e i rifugi degli sfollati.

“MSF ha istituito due tipi di equipe mediche di emergenza, fisse e mobili. Stiamo supportando i centri sanitari esistenti e visitando le popolazioni colpite nelle comunità. Nei centri sanitari, MSF fornisce assistenza medica e assicura che i protocolli di prevenzione delle infezioni siano in atto”, ha affermato Dirna Mayasari, vice coordinatrice medica di MSF Indonesia.

L’équipe di MSF ha anche avviato l’attività di pronto soccorso psicologico tra alcuni pazienti ammessi e nelle prossime settimane verrà lanciato un programma di salute mentale.

Fino a venerdì 28 dicembre, l’équipe di MSF ha curato e riferito 44 pazienti nei due centri sanitari di Labuan e Carita. La clinica mobile gestita da MSF ha curato 147 pazienti provenienti da dieci rifugi. MSF fornirà inoltre controlli medici a 12 donne incinta e altri 13 pazienti. Sono stati identificati anche alcuni pazienti che necessitano di medicinali per malattie croniche.

Secondo la valutazione di MSF, i bisogni medici urgenti dei sopravvissuti allo tsunami includono: controlli medici efficaci per i pazienti con traumi e con malattie croniche; assistenza prenatale e postnatale e parto sicuro per donne incinta; e la diagnosi precoce di possibili epidemie.

MSF ha anche riscontrato un accesso limitato all’acqua e ai servizi igienici in quasi tutti i rifugi delle persone sfollate. Anche il livello generale dell’igiene e della salute pubblica devono essere migliorate insieme al sistema di distribuzione del cibo e la fornitura di coperte e lenzuola, soprattutto in questa stagione delle piogge. Per questo MSF si sta coordinando con le autorità locali per migliorare questi aspetti.

Possibile ampliamento degli interventi medici di MSF

MSF sta valutando l’espansione dei suoi interventi medici per coprire anche il distretto di Panimbang, situato nella parte meridionale di Pandeglang.

“Panimbang è una delle aree più colpite e difficili da raggiungere. Ci sono molte persone in questa zona che non hanno ancora ricevuto assistenza medica e supporto” ha detto dott. Nyi Wynn Soe, coordinatore medico di MSF Indonesia.

Sulla base di un rapido studio di valutazione condotto da MSF, i villaggi nel distretto di Panimbang sono piuttosto remoti e le persone colpite sono sparse tra le comunità ospitanti sulle colline. Durante una prima missione di MSF nella zona, in collaborazione con i centri sanitari indonesiani interessati, l’équipe ha curato alcuni pazienti incontrati lungo il percorso e li ha trasferiti in un ospedale.

]]>
/2018/12/30/labuan-e-carita-clinica-mobile-di-msf/feed/ 0
Emergenza Indonesia /2018/12/25/emergenza-indonesia/ /2018/12/25/emergenza-indonesia/#respond Tue, 25 Dec 2018 01:07:21 +0000 /?p=42256 Cari tutti,

in questa notte di Natale un breve aggiornamento dall’Indonesia: mentre le aree colpite stanno lentamente mostrando segni di ripresa, con la riapertura di ristoranti e negozi, le strade restano bloccate, rendendo così difficile l’accesso delle persone ferite alle strutture sanitarie.

Al momento Medici Senza Frontiere (MSF) ha risposto con tre équipe all’emergenza post tsunami. Un’équipe sta supportando un centro di salute a Carita, una seconda è attiva in un’altra struttura a Labuan. Entrambe le località si trovano nel distretto di Pandeglang, una delle zone maggiormente colpite dallo tsunami. In questo momento MSF sta ampliando il suo staff sanitario per rispondere ai bisogni della popolazione.

Infine, la terza équipe è mobile. Si sposta di comunità in comunità per curare i pazienti feriti che non possono recarsi nelle strutture sanitarie, preoccupandosi anche del trasferimento in ospedale nei casi più gravi.

L’UNICEF è sul campo per accompagnare le autorità nel valutare l’impatto dell’ultimo tsunami sui bambini, per garantire che siano al centro della risposta nazionale e che i loro diritti siano rispettati”, ha dichiarato Andrea Iacomini, Portavoce UNICEF Italia. L’UNICEF è presente stabilmente in Indonesia con uno staff operativo e con grande esperienza di interventi umanitari.

L’Indonesia è stata colpita da frequenti terremoti e maremoti, l’ultimo dei quali è stato il terremoto e il relativo tsunami avvenuti a fine settembre 2018 nelle isole di Sulawesi e Lombok con oltre 2.200 morti e 1.075 dispersi. Per accelerare le operazioni di soccorso, l’UNICEF Italia ha lanciato una campagna straordinaria di raccolta fondi, è possibile donare tramite www.unicef.it/indonesia

]]>
/2018/12/25/emergenza-indonesia/feed/ 0
Intervista all’ex capo missione MSF in Yemen, Robert Onus, dopo 4 anni nel pieno del conflitto /2018/12/14/intervista-allex-capo-missione-msf-in-yemen-robert-onus-dopo-4-anni-nel-pieno-del-conflitto/ /2018/12/14/intervista-allex-capo-missione-msf-in-yemen-robert-onus-dopo-4-anni-nel-pieno-del-conflitto/#respond Fri, 14 Dec 2018 17:40:10 +0000 /?p=42218 Proprio oggi ci è arrivato un video girato dalle équipe di Medici Senza Frontiere all’ospedale di Al-Salakhana, a Hodeidah. Nel solo mese di novembre hanno curato oltre 750 feriti di guerra provenienti dalla città, di cui la metà sono donne e bambini. La struttura si trova vicino alla linea del fronte e c’è molta preoccupazione per i pazienti e il personale.

A questo link il video completo, che mostra i proiettili estratti da un anziano e da una bambina, le loro radiografie prima dell’intervento, i medici che si prendono cura di loro: https://www.youtube.com/watch?v=ZUn4YnZGFeU&feature=youtu.be

Intervista a Robert Onus

Che impatto ha avuto la guerra sulle persone?
Si vede molto chiaramente che, anno dopo anno, gli effetti della guerra hanno devastato gran parte della società yemenita. Il sistema sanitario è collassato. Le infrastrutture idrauliche e fognarie stanno collassando. Sempre più persone lottano per trovare il cibo. Sempre meno persone hanno un lavoro.

Vedi l’impatto diretto della guerra sulla vita delle persone. Vedi civili feriti, persone uccise negli attacchi aerei, nei bombardamenti o dai combattimenti a fuoco. Vedi anche persone che muoiono per malattie prevenibili. Vedi bambini morire per malattie che si possono evitare con un vaccino, che non hanno ricevuto perché dove vivono loro il sistema sanitario non esiste più.

Vediamo l’impatto della guerra nei bambini malnutriti che vengono nei nostri ospedali: bambini che non hanno abbastanza da mangiare; famiglie intere che non hanno niente da mangiare.
In tutto il Paese, non importa dove o in quale ambito della società, l’impatto della guerra sulla vita delle persone è estremamente visibile.


Le persone hanno accesso ai servizi sanitari?

Il sistema sanitario è stato distrutto in modo diretto dal conflitto, attraverso attacchi e bombardamenti. Ma è anche stato distrutto indirettamente dalla mancanza di fondi, medicine e personale medico, che non riceve uno stipendio da più di due anni. Nei quattro anni in cui il conflitto si è intensificato, l’accesso delle persone all’assistenza sanitaria si è drammaticamente ridotto. Se vivi in un’area rurale in Yemen, molto probabilmente il centro medico più vicino non funziona. Se è aperto, probabilmente lo è solo un paio di giorni a settimana, perché c’è solo un dottore che può visitare il centro senza essere pagato e usando pochissimi farmaci. Se hai un’emergenza e il centro è chiuso, devi andare più lontano per trovare una struttura ancora funzionante, che molto probabilmente è privata e non puoi permetterti di pagarla. Da qualsiasi prospettiva la guardi, è una situazione devastante.

Che impatto ha avuto il conflitto sulle persone a Taiz?

MSF fornisce assistenza sanitaria nel governatorato di Taiz su entrambe le linee del fronte dall’inizio del conflitto. MSF è effettivamente l’unica organizzazione internazionale che opera all’interno della città, che è considerata una enclave, con aree controllate da una delle parti in guerra completamente circondate da zone controllate dalla parte opposta.

Supportiamo diversi ospedali e vediamo gli enormi bisogni medici dei civili feriti nel conflitto. Vediamo anche gli enormi bisogni dei bambini che non hanno accesso a cure ospedaliere. Vediamo gli enormi bisogni delle donne che hanno bisogno di un posto sicuro dove partorire. Si tratta di servizi regolari di cui le persone hanno bisogno ogni singolo giorno in qualsiasi città. Cose che tutti danno per scontato in Germania o in Australia.
Oltre a questi bisogni di base, con il sistema sanitario che si sbriciola vediamo un aumento delle epidemie e delle malattie prevenibili con un vaccino. In questo momento è in corso un’epidemia di dengue, è una malattia stagionale in Yemen, ma quest’anno è molto più grave perché le infrastrutture igieniche della città sono state decimate.

Le infrastrutture ospedaliere sono letteralmente collassate con il conflitto. L’anno scorso, per esempio, abbiamo visto un’esplosione di colera su larga scala. Anno dopo anno vedremo epidemie e malattie prevenibili aumentare in tutto il Pase. La città di Taiz ne è un esempio rappresentativo. È un microcosmo di quello che vediamo anche nel resto del Paese.

Quali sono le sfide quotidiane per la popolazione?
Le persone non si sentono sicure fuori delle loro abitazioni. Si può ben comprendere quanto sia difficile per le persone andare avanti con la propria vita, guardare al futuro sperando in una qualsiasi soluzione. Ma nonostante tutte le difficoltà, vediamo una grande capacità di resistere nei pazienti che vengono nei nostri ospedali. La vediamo anche nel tessuto sociale delle comunità in cui lavoriamo. Le persone hanno un’enorme forza nell’affrontare le difficoltà e i pericoli del conflitto.

È davvero impressionante, una cosa che mi stupisce ogni giorno. È una sfida non solo per il popolo yemenita, ma anche per le nostre équipe, me compreso, affrontare ogni nuovo giorno sapendo che la risoluzione di questo conflitto è ancora lontana.

Quali sono le sfide per le organizzazioni umanitarie che lavorano in Yemen?
Lo Yemen è un paese dove è davvero difficile operare per le organizzazioni internazionali. Lavorare in una zona di conflitto è sempre difficile e comporta dei pericoli, ma qui ci sono anche altri ostacoli da superare. In parte sono dovuti alla politicizzazione degli aiuti, perché le parti in conflitto sono interessate a capire dove vengono distribuiti. Anche se è difficile, è assolutamente essenziale mantenere la nostra indipendenza e neutralità. Le organizzazioni umanitarie devono sempre impegnarsi per superare le difficoltà e gli ostacoli legati alla sicurezza per raggiungere le persone che hanno bisogno di aiuto. Le persone che vivono nel cuore del conflitto, come gli abitanti di Taiz, sono quelli più direttamente colpiti e con i bisogni maggiori.
La pressione imposta sulle organizzazioni umanitarie dalle autorità è una preoccupazione reale, sia per MSF che per il settore nel suo insieme. Perché se l’aiuto umanitario non è indipendente dal conflitto e dagli interessi delle parti coinvolte, viene messo a repentaglio e può essere facilmente trasformato in un ulteriore elemento del conflitto. Uno scenario assolutamente da evitare.

Cosa dovrebbe accadere per ridurre la sofferenza del popolo yemenita?
Prima di tutto è fondamentale garantire un’assistenza umanitaria adeguata e indipendente nel paese, che includa la distribuzione di cibo, programmi nutrizionali, la riapertura delle strutture sanitarie e interventi igienico sanitari.In secondo luogo, i civili hanno bisogno di protezione: è un diritto fondamentale delle persone non essere un bersaglio del conflitto. Questo è un punto che deve essere affrontato ad un alto livello. Perché ogni giorno vediamo nei nostri ospedali persone ferite e uccise a causa del conflitto. Persone che stavano semplicemente facendo le loro attività quotidiane. Non solo è essenziale che i civili siano protetti dal conflitto, ma anche le infrastrutture civili, come ospedali, scuole, strade e la rete di trasporto delle merci destinate a sostenere la popolazione, tutto questo deve essere protetto dal conflitto.

Quello in Yemen è il più grande intervento di MSF in una zona di conflitto. Sono più di 2.200 gli operatori umanitari di MSF nel paese. Nostre équipe lavorano in 12 ospedali e centri sanitari, mentre in altri 20 forniamo supporto. In totale MSF è attiva in 11 governatorati: Abyan, Aden, Amran, Hajjah, Hodeidah, Ibb, Lahj, Saada, Sana’a, Shabwa e Taiz. Dall’inizio delle attività nel marzo 2015, gli ospedali dove lavora MSF sono stati attaccati 5 volte dalla Coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Dal 2015 a oggi MSF ha assistito 91.574 feriti di guerra, ha effettuato 76.436 interventi chirurgici, e ha fatto nascere 64.032 bambini. Da gennaio a ottobre 2018 le équipe di MSF hanno curato 4.855 casi di malnutrizione e trattato 6.680 casi sospetti di malaria.

]]>
/2018/12/14/intervista-allex-capo-missione-msf-in-yemen-robert-onus-dopo-4-anni-nel-pieno-del-conflitto/feed/ 0
Siria, 4 milioni di bambini conoscono solo la guerra /2018/12/14/siria-4-milioni-di-bambini-conoscono-solo-la-guerra/ /2018/12/14/siria-4-milioni-di-bambini-conoscono-solo-la-guerra/#respond Fri, 14 Dec 2018 17:23:02 +0000 /?p=42213 14 dicembre 2018 – Secondo l’UNICEF- con circa 4 milioni di bambini nati in Siria dall’inizio del conflitto quasi 8 anni fa – la metà dei bambini del paese sono cresciuti conoscendo soltanto la guerra. Raggiungerli ovunque essi siano e soddisfare i loro bisogni, adesso e nel futuro, rimane la priorità.

“Ogni bambino di 8 anni in Siria è cresciuto tra pericoli, distruzione e morte,” ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF, al termine di una missione di 5 giorni nel paese devastato dal conflitto. “Questi bambini devono poter tornare a scuola, ricevere vaccini e sentirsi al sicuro e protetti. Dobbiamo poterli aiutare.”

Visitando alcune delle aree da poco tornate accessibili in Siria, Fore ha visto come il conflitto abbia colpito famiglie, bambini e le comunità in cui essi vivono.

A Douma, nel Ghouta orientale, solo pochi mesi dopo la fine di un assedio durato 5 anni, le famiglie sfollate hanno iniziato a ritornare e la popolazione della città adesso è stimata essere di circa 200.000 persone. Molte famiglie sono tornate negli edifici danneggiati e la minaccia di ordigni inesplosi è molto alta. Da maggio 2018, risultano in 26 i bambini uccisi o feriti in tutto il Ghouta Orientale a causa degli ordigni rimasti. “A Douma, le famiglie vivono – e crescono i loro bambini – tra le macerie, lottano per l’acqua, cibo e riscaldamento in questo clima invernale”, ha continuato Fore. “Ci sono 20 scuole, tutte sovraffollate e che hanno bisogno di formazione per giovani insegnanti, di libri, materiali scolastici, porte, finestre ed elettricità.” È tanto il livello di distruzione a Douma che un’organizzazione non governativa partner, con il supporto dell’UNICEF, ha allestito una clinica informale all’interno di una moschea danneggiata.

Ad Hama, il Direttore Generale dell’UNICEF ha visitato un centro in cui giovani ragazze e ragazzi imparano come opporsi alla violenza di genere. “Dall’inizio del conflitto, i bambini e i giovani sono diventati sempre più violenti”, ha dichiarato Zein, di 15 anni, un visitatore regolare al centro. “Il bullismo, le molestie, le aggressioni fisiche, i matrimoni precoci – tutte queste forme di violenza sono aumentate. I bambini e i giovani vedono violenze ovunque attorno a loro, e le vedono come normali. Dobbiamo fermare tutto ciò, sensibilizzando a comportamenti migliori”.

Durante l’ultimo giorno del viaggio, Fore ha visitato Deraa, città in cui vivono circa 1 milione di persone. Il numero di sfollati nel governatorato è alto, aggiungendo ulteriore stress a servizi limitati. La metà dei 100 centri di assistenza sanitaria primaria del governatorato è stata danneggiata o distrutta. Le due stazioni principali che forniscono acqua alla città di Deraa si trovavano in aree precedentemente contestate, ciò causava frequenti tagli alle forniture idriche e a una dipendenza da camion che trasportano acqua. L’UNICEF ha aiutato a costruire dei condotti lunghi 16 km per portare acqua sicura a 200.000 persone. Di circa 1.000 scuole nel governatorato, almeno metà hanno bisogno di riparazioni. Le aule sono sovraffollate. I bambini hanno perso anni di formazione scolastica a causa della guerra, per questo motivo l’età degli studenti del primo anno può variare da 6 a 17 anni. Molti studenti stanno lasciando la scuola – il tasso di abbandono scolastico in Siria è al 29%.

“Nelle scuole vengono piantati i primi semi della coesione sociale”, ha dichiarato Fore. “Abbiamo bisogno di istruzione di qualità per fare in modo che i bambini vogliano andare a scuola e ci vogliano rimanere”.

Visto che l’accesso è migliorato, l’UNICEF sta aumentando i suoi servizi a supporto della salute, nutrizione e protezione dell’infanzia, offrendo programmi di apprendimento rapido per gli studenti che hanno perso anni di istruzione, formando gli insegnanti e riparando le reti fognarie, le condotte idriche e gli impianti di depurazione. Nelle aree che rimangono difficili da raggiungere, l’UNICEF rinnova il suo invito a un accesso regolare e senza condizioni e continua a lavorare con i partner per fornire assistenza immediata in qualsiasi momento possibile.

In ogni parte della Siria, l’UNICEF chiede protezione per i bambini sempre e una maggiore attenzione per ricucire il tessuto sociale, fatto a pezzi da anni di combattimenti. “A circa 8 anni dall’inizio del conflitto, i bisogni sono ancora enormi”, ha dichiarato la Fore. “Ma i milioni di bambini nati durante questa guerra e che crescono fra le violenze sono pronti: vogliono imparare. Vogliono giocare. Vogliono guarire”.

]]>
/2018/12/14/siria-4-milioni-di-bambini-conoscono-solo-la-guerra/feed/ 0
Un anno di biotestamento /2018/12/14/un-anno-di-biotestamento/ /2018/12/14/un-anno-di-biotestamento/#respond Fri, 14 Dec 2018 17:18:44 +0000 /?p=42210 Roma, 14 dicembre 2018 – Non sono ancora presenti dati ufficiali sulle disposizioni anticipate di trattamento depositate, conosciamo per il momento solo il dato dei quasi 30 mila moduli scaricati dal sito dell’Associazione Luca Coscioni, che intanto continua a organizzare incontri di approfondimento e sensibilizzazione in tutta Italia (circa 182 dibattiti in tutta Italia).

Grazie all’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni e alla creazione del primo intergruppo sulle scelte di fine vita, nonché grazie alla disobbedienza civile di Marco Cappato con l’aiuto al suicidio assistito in Svizzera fornito a Fabiano Antoniani, il 14 dicembre 2017 il Senato della Repubblica è riuscito ad approvare in via definitiva la Legge 219/2017 sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento.

Tribuna approvazione legge

Per l’Avv. Filomena Gallo (celebre la sua esultanza dal palco del Senato al fianco di Emma Bonino al momento dell’approvazione) e Marco Cappato, rispettivamente Segretario e Tesoriere di Associazione Luca Coscioni è tempo di bilanci: “Aspettando che il Parlamento si faccio vivo sull’ultimatum della Corte Costituzionale sul tema Eutanasia Legale, riguardo il testamento biologico manca ancora, dopo 5 mesi dalla scadenza del termine previsto, il decreto istitutivo della Banca dati nazionale delle DAT. Per questo decreto, la data di emanazione doveva essere quella del 30 giugno 2018. Inoltre manca ancora una vera e propria campagna di informazione e di sensibilizzazione a carattere nazionale e regionale che coinvolga i cittadini e la classe sanitaria, diretta a diffondere una maggiore conoscenza dei contenuti previsti dalla normativa in vigore ed in particolare dalla possibilità di redigere le Dat”.

A inizio dicembre Associazione Luca Coscioni, insieme ai familiari delle persone che più hanno lottato per una legge sul testamento biologico insieme ai familiari di chi ha fatto ricorso al suicidio privato, si sono rivolti al Ministro Grillo per sollecitare l’approvazione dei decreti attuativi per la Banca Dati nazionale. Tra i firmatari: Mina Welby, Carlo Troilo, Beppino Englaro, Gina Brunori, Monica Coscioni, Andrea Curiazi, Francesco Lizzani, Chiara Rapaccini, Maddalena Soro. La risposta non è mai arrivata e il 5 dicembre il deputato Riccardo Magi (Misto – +Europa), riprendendo i contenuti della lettera, ha depositato un’interrogazione parlamentare.

EUTANASIA, INIZIATIVA ASS.LUCA COSCIONI – mercoledì 19 dicembre
Parallelamente continua la mobilitazione per l’immediata discussione della proposta di legge popolare “Eutanasia Legale” e per il rispetto dell’ordinanza della Corte costituzionale sul caso Cappato/Dj Fabo quando rintraccia un “vuoto di tutele” da colmare e concede 11 mesi al Parlamento per una legge, ma la politica fino ad ora non si è fatta ancora viva:

ore 18, da Piazza Barberini a Roma (fronte Hotel Bernini)
“CAMMINATA WELBY, NOVE MESI RIMANENTI PER PARTORIRE UNA LEGGE”

Una marcia in fila indiana, sul marciapiede, in un percorso simbolico che passerà per la Corte costituzionale e arriverà a Montecitorio

ore 21, Montecitorio, PRESIDIO INSIEME A INTERGRUPPO PARLAMENTARE PER LE SCELTE DI FINE VITA, che conta al momento 67 parlamentari di ogni schieramento politico: 48 deputati e 19 senatori

]]>
/2018/12/14/un-anno-di-biotestamento/feed/ 0